martedì 9 febbraio 2010

OVER THE BRIDGE INTO THE DISTANCE



è fresco
il sole è andato giù con la puntualità del tropico
e quindi ci si infila una felpa e si accendono le luci
la corsia dell’hospital è vuota e calma, presagio di bordello imminente
luci al neon dipingono tutto di un’atmosfera fredda ma razionale

un cavallo in colica sta arrivando da riyadh
io sono di turno
e quindi vago per l’ospedale con i miei pensieri in testa
il fido vinud, groom nepalese, è seduto sulla sua sedia dove passa le notti da chissà quanti anni con un’impertubabilità che gli invidio

arriva il cavallo finalmente
prima che il portellone si apra c’è la solita impaziente attesa per vedere che ne è di un cavallo che è stato caricato in colica ore e chilometri fa
è una femmina grigia
ovviamente araba
la guardo scendere, il groom arabo la guida nell’ospedale
frequenza cardiaca, mucose, trc, motilità intestinale bassa ma presente
mmmhh il cavallo sta abbastanza bene
mi tranquillizzo un po’
gli metto una sonda rinogastrica che è un modo scientifico per dire che gli ficco un tubo di plastica in una narice, aspetto che deglutisca per ficcarglielo dritto lungo tutto l’esofago fino allo stomaco per vedere che cosa ha dentro la panza
reflusso fisiologico

dopo aver testato cosa c’è davanti, la procedura prevede testare cosa c’è di dietro e quindi diligente al protocollo medico mi infilo un guanto fino all’ascella e inizio a “esplorarlo”
il groom della thoroughtbred stable entra a questo punto con le cuffie fischiettando attraverso la porta che gli è familiare
è sovrappensiero chissà la musica dove lo porta
poi la sua retina mi mette a fuoco
un mezzo sorriso gli scappa involontariamente sul volto
gli sono simpatico
forse per quella volta che mi sono caricato 18 groom sul van e guidavo come un cretino per ridere con loro o forse perché gli ho chiesto centocinquanta volte da dove viene e il suo nome (e lo chiedo ininterrottamente a tutti i groom della farm) ma dal momento che sono 900 e che la memoria dei nomi non è il mio cavallo da battaglia spesso lo richiedo
e visto che a loro risulta strambo essere degnati di un minimo di attenzione da parte di uno dei bianchi, gli sono simpatico già solo per lo sforzo, poco conta il risultato
stavolta sono con un braccio dentro al cavallo e quindi mi astengo
lui mi dice hi doctor e io faccio uno sforzo per attivare orecchio e attenzione , mentre la mano destra sta cercando di capire quale pezzo di intestino è andato a farsi una passeggiata in un posto che non gli compete, scombussolando le fermentazioni e trasformando un cilindro in un pallone
comincia a parlare di un puledro, durrat, che è un caso che ci da un po’ di preoccupazione
quindi mi preoccupo
comincia a parlare un po’ di hurdu-arabo-inglish
ma soprattutto gesti
mi fa un segno di giugulare gonfia, mi dice blood, mi prende una sincope e penso al catetere uscito, al puledro morto dissanguato e non ultimo a me cazziato per ore
ma la sua faccia è rilassata
il linguaggio dei segni parla più delle incomprensioni linguistiche
il mio punto interrogativo sulla fronte gli fa ripetere la cosa mille volte ma non c’è verso, sembriamo due ominidi appartenenti a due tribù diverse all’alba dei tempi
allora gli dico
guarda ricominciamo
esci, rientra dalla porta e fai finta di non avermi detto niente
lui pensando che io sia veramente uno strano bianco, sta al gioco, sorride, esce entra e mi rifa tutto uguale
ma io continuo a non capire quale sia il problema di durrat e ho una colica da mettere in fluidi, devo capire se è un’emergenza o no
gli dico bad or good (tipo età della pietra)
e lui mi fa good
so what’s the problem ???
sfinito chiama il suo amico che sa l’inglese meglio di lui
si fa tradurre la parolina magica e mi dice bendage
ma vaff…sorrido sollevato, lo copro di una quantità di innocue parolacce in italiano e gli do una semplicissima benda per fissare meglio il catetere.

dopo 10 minuti, controllo internet, passo un po’ di tempo perché voglio controllare la colica come evolve
e sento un rumore di zoccoli al galoppo sull’asfalto
più che un rumore un frastuono
gli yearling, puledri di un anno hanno rotto il recinto del paddock e ora galoppano imbizzarriti per tutta la farm
un disastro
impazziti spaccano rompono cadono eccitati all’inverosimile
la notte allora si divide in turbolente rincorse di cavalli sparsi nel deserto e chili e chili di suture e bendaggi a quelli che, subito persa l’improvvisa libertà, si ritrovano a fare la fila fuori dall’ospedale tutti acciaccati e doloranti

insomma non ci si annoia proprio qui, in al khalediah farm
neanche un attimo
e mentre scrivo queste cose il mio vicino di scrivania al secolo dottor gianluca si impegna a dar da mangiare ai suoi pesci su fishville e forse si scorderà di darlo a quelli veri di pesci, che nuotano del tutto inconsapevoli nella loro bolla d’acqua



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