lunedì 25 gennaio 2010
sabato 16 gennaio 2010
RIYADH 24° 38' 26" N / 46° 46' 22" E
è arrivato simone dall’italia
conosce gente da queste parti e mi ha portato a giro con lui
cosi ho potuto uscire dalla farm e vedere un po’ di
finito di lavorare ci siamo buttati sull’autostrada –riyadh è a un’ora di macchina- simone può guidare che ha la residenza qui
io no perché non ho la patente internazionale, claire meno che mai, è una donna, non si può
facciamo a gomitate sulla 3 corsie per cercare di evitare guidatori folli sauditi che cercano di sorpassarti dove la fisica chimica non glielo permetterebbe
aperitivo dalla mamma di quest’amica francese espatriée da 25 anni qui sul tropico del cancro
olive pistacchi ceci e –attenzione- mi chiedono se voglio una birra
mmmhhh mi sembraaava di andare troppo spedito con questo francese, forse è un miraggio verbale
e invece vedendo la mia fronte ancora aggrottata tirano fuori dal magico frigo una scatola verde rotondeggiante e luccicosa con sovrimpresso un nome crucco (pseudogaranzia di qualità)
chiamasi birra
yuuuhhhuuuu
dopodiché vengo trasportato a cena in un compound da amici francesi di simone e claire, elettronici e informatici che lavorano per la società di telecomunicazioni
all’ingresso del compound passiamo la chicane dei muretti rossi e bianchi e le sbarre pandant, quelle per fermare le autobomba, in lontananza si vede il naso lungo del mitragliatore dietro i sacchetti di sabbia, 3 porte blindate e “passport pliis” il policeman chiama l’inquilino per sapere se ha veramente invitato due italiani e una francese
finalmente si entra
sembra un paese, stradine senza macchine e piccole casette moderne in vicoletti stretti,
solo occidentali, immersi in un ghetto al contrario
cena piacevole, barbecue con salsicce incluse alla faccia dei veti nati mille anni fa per questioni sanitarie (trichinella) e illogicamente ancora in vigore senza troppe domande, chiacchere sul mondo, su berlusconi, sui nostri cavalli e le loro antenne innaffiate da vino francese
alle 2 si rimette la prua verso casa, davanti a seres umanos e un bicchiere di vino puoi sentirti a casa ovunque
martedì 12 gennaio 2010
THE KINGDOM 11110 22.55
sarà perchè sono in saudi arabia
sarà perchè i film a holliwood sanno come cazzo farli
sarà perchè sono circondato tutti i giorni dall'idea di petrolio
sarà perché vedo ogni giorno uomini con teli bianchi sulla testa che tanto imitano i capelli lunghi delle donne violate
ma l'altra sera ho visto il film syriana e mi ha commosso
perché è un film dove si capisce che alla fine i bastardi vincono
sempre
che effettivamente è come va la vita
ma che i fessi vincono nella loro casa, nel loro intimo, davanti al loro specchio
e che la vittoria dei bastardi è vera viva e reale
ci compri le case e ci scopi le belle donne
ma che la vittoria dei fessi è più profonda
non ti da da mangiare ma ti permette -quando te la senti- di camminare a testa alta
da qui si vede un mondo che sembra – in apparenza - in contraddizione
occidente e medio oriente
bianchi e arabi
petrolio e tecnologia
religione e scienza
libertà (!?) (di comprare ?) e monarchia
ma forse non è libero l’uomo nepalese che vive qui da 18 anni e fa il groom per 200 euro al mese, lontano dalla sua casa dai suoi odori e dalla sua famiglia
così come non è libero l’operaio del sud italiano il lavoratore precario del call center a zero virgola trentasei centesimi a telefonata
forse è uno sciacallo sanguinario il terrorista che si fa saltare in aria per le strade di Gerusalemme o di kabul o che uccide con il kalashnikov bianchi “pagani” mentre fanno il bagno a jedda
così come è uno sciacallo sanguinario il colletto bianco che vende armi o che produce mine anti uomo lavandosi le mani prima di mettersi a tavola nella ricca bassa padania o nei grattacieli di new york
forse è innocente il soldato a cui hanno ordinato di premere il grilletto, così come è innocente la casalinga che vive come se ci fossero 4 pianeti a sua disposizione
forse vogliono solo metterci gli uni contro gli altri quando in realtà siamo molto più simili di quanto mai abbiamo pensato
forse è tutta un’illusione, ché l’umanità è sempre stata così e quindi sempre lo sarà
ognuno a rincorrere il proprio sogno, troppo indaffarati per guardarsi intorno e capire che siamo tutti sull’orlo di un tempo che non tornerà mai e che quindi non abbiamo –mai- nulla da perdere
il peso del futuro che schiaccia la leggerezza del presente
domenica 10 gennaio 2010
CITTA NEL MARE DI PETROLIO 9110 06.12
eis tan polis
scalo lunghissimo
non luogo aeroporto
dormo su delle sedie che la tolleranza di un designer ha creato senza braccioli rigidi
sento in lontananza una canzone dei paris combo, ascoltati la notte che è cambiato tutto
chissà se era un sogno
bellissimo bambino turco (ossimoro) biondo e occhi azzurri e mamma velata ma modernissima che mi parla inglese
mangia biscotti e gioca in continuazione
attacca a parlarmi turco io lo guardo senza capire, ma con l’occhio malizioso e gli faccio la linguaccia
si scioglie in un sorriso e ricambia l’affronto
flight number tikeiuaneitsixtituu is emboarding passenger at gate number zirouannain
may i have your attention please
altre 3 ore e si decolla di nuovo
mi viene incontro una donna e mi chiede aiuto
cerca un gate e non sa proprio come orientarsi
è facilissimo in realtà, ma io ho tanto tempo, e anziché spiegarglielo le placo l’ansia negli occhi dicendole che ce la porto volentieri
torna a casa, non mi dice che ci fa a Istanbul -impudenza italiana- e al gate 205 lascio Armina che torna a kazan
nella fila per il secondo metal detector, donna velata completamente coperta di tessuto nero
si può esprimere solo con il filo di perle che ha sui polsini e il contorno nerissimo degli occhi
saliamo sul boeing, sono al posto F09 e l’arabo dietro di me comincia a pregare sbattendo violentemente sul mio sedile
poi mi addormento svegliandomi ogni tanto per un annuncio del comandante, una botta del mio vicino di posto o per un sogno e vedo sotto di me un nero che più nero non si può
un mare di buio, sembra petrolio chissà forse lo è - e invece è sabbia deserto dune, vecchie pietre sgretolate dall’escursione termica fino a diventare polvere
e ogni tanto un oasi di luce, una città di luce gialla nel suo rassicurante reticolo di strade perpendicolari tipico delle città senza storia
arrivato a riyadh cominciamo a fare la fila per gli interminabili controlli doganali
qui sono le 3 di notte e ci sono vari uffici con le rispettive code davanti
ma ogni scusa è buona per le guardie per modificare le file
arrivano delle donne e tutti via dalla coda 3 perché diventa riservata a loro
poi nasce l’idea di fare una fila separata per chi è al primo visto e chi no
ogni nuova coda che si forma le persone si sorpassano trascinando bagagli e bambini cercando di avanzare di qualche posto
è come un tetris umano, ma più che funzionale sembra solo un esercizio di potere
mi prendono le impronte digitali, mi fanno la foto e sono pronto ad entrare nel suolo saudita
cristina è appena dietro la porta scorrevole, non posso salutarla, non potremmo neanche stare insieme in macchina ma poi va a finire che –come al solito- la realtà è sempre molto più tollerante e sfaccettata di quella che ti raccontano gli stereotipi sulle culture diverse
martedì 5 gennaio 2010
CI RISIAMO
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